UNIONMECCANICA CONFAPI PADOVA CAMBIO AL VERTICE IN UN ANNO DI FORTI TENSIONI ECONOMICHE: CARLO VALERIO È IL NUOVO COMMISSARIO

UNIONMECCANICA CONFAPI PADOVA CAMBIO AL VERTICE IN UN ANNO DI FORTI TENSIONI ECONOMICHE: CARLO VALERIO È IL NUOVO COMMISSARIO

Più 1,6% per l’export padovano al termine del 2025 ma preoccupa l’impennata dei costi di materie prime ed energia (+24% per l’elettricità tra febbraio e marzo, +33% per il gas). Nel pieno di una fase congiunturale di enorme incertezza, il rinnovo del contratto nazionale diventa strategico per imprese e lavoratori. Valerio: «Le ripercussioni del conflitto in Medio Oriente? Servono lucidità e capacità di informarsi. La paura non aiuta».

 

Nel pieno di una fase di enorme incertezza per il comparto metalmeccanico, tra tensioni sui costi energetici e materie prime sempre più volatili, e col cruciale rinnovo del contratto nazionale in fase di discussione. È in questo contesto che Carlo Valerio, già presidente di Confapi Padova per un decennio, assume l’incarico di nuovo commissario di Unionmeccanica Confapi Padova, il cui contratto è applicato da circa 400 aziende nel territorio provinciale. «Raccolgo un’eredità importante e desidero ringraziare Andrea Tiburli, che ha guidato la categoria prima di me e che oggi è impegnato a livello nazionale nella Confederazione, per il lavoro svolto in questi anni», afferma Valerio. «Oggi la sfida è duplice: da un lato accompagnare le imprese in un contesto instabile, dall’altro costruire un contratto che risponda davvero alle esigenze delle PMI».

 

IL QUADRO CONGIUNTURALE

La nomina da parte del Consiglio direttivo di Confapi Padova arriva mentre l’economia del territorio mostra una tenuta superiore alla media regionale. Nel 2025 il valore delle esportazioni padovane ha raggiunto i 13,5 miliardi di euro (dati Istat - Camera di commercio), con una crescita dell’1,6% rispetto al 2024, mentre il Veneto nel suo complesso ha registrato una flessione dello 0,9%. La manifattura continua a rappresentare il cuore dell’economia locale, con 13 miliardi di export e un comparto macchinari che da solo vale 4,1 miliardi. Il quadro, tuttavia, resta fragile. Il manifatturiero veneto ha chiuso il primo semestre del 2025 in territorio negativo alla voce produttività industriale, dopo nove trimestri consecutivi di flessione. Solo nella seconda parte dell’anno si è registrata una lieve inversione di tendenza, con una crescita tendenziale dell’1,7% nel quarto trimestre. Anche il fatturato ha mostrato un recupero, passando da valori negativi nei primi sei mesi a un incremento del 2,1% nella seconda metà dell’anno. Una ripresa, però, ancora intermittente e soggetta all’incertezza geopolitica internazionale, specie alla luce dell’impatto del conflitto in Iran e Medio Oriente. A complicare il quadro è l’impennata dei costi energetici: il valore medio del PUN elettrico è salito da 114,41 a 141,89 euro/MWh (+24%) tra febbraio e marzo, mentre il PSV gas è passato nello stesso periodo da 0,377 a 0,5 euro/Smc (+33%). A ciò si aggiungono i rincari dei carburanti e dei trasporti, con effetti immediati sulle filiere produttive.

«Le imprese stanno dimostrando una resilienza straordinaria, ma la pressione sui costi è evidente», osserva Valerio. «Viviamo una fase di grande incertezza. I prezzi delle materie prime cambiano rapidamente, spesso anche durante il loro percorso verso le rispettive destinazioni, con un aggravio di costi per le nostre imprese, che si somma a un aumento dei costi energetici e dei costi dei trasporti, perché ricordo che l’80% dei beni essenziali in Italia viaggia su gomma. Questo crea tensioni lungo tutta la filiera e si riflette sui costi delle imprese in modo imprevedibile. L’Europa ha già subito un durissimo colpo alla propria catena di approvvigionamento energetico con l’invasione russa dell’Ucraina ed è stata costretta a una complessa e costosa diversificazione delle fonti. Oggi ci troviamo nuovamente di fronte a uno scenario di estrema vulnerabilità. Servono calma, lucidità e capacità di informarsi. La paura non aiuta: genera altre paure e porta a decisioni sbagliate. La proposta portata da Confapi al Governo, attraverso il presidente nazionale Camisa, è stata quella di istituire un tavolo di crisi. Una proposta che approviamo pienamente, perché una cabina di regia è necessaria, soprattutto per evitare speculazioni. Allo stesso tempo, non possiamo pensare che lo Stato risolva tutto o distribuisca aiuti a pioggia, indiscriminati. Resto convinto che il sistema troverà un nuovo equilibrio e che lo farà in tempi più brevi rispetto a quanto accaduto dopo l’invasione dell’Ucraina».

 

IL NODO DEL CONTRATTO

Sul fronte del contratto nazionale, Valerio conferma che la parte economica è vicina alla definizione, ma ribadisce che non è lì che si gioca la partita decisiva. Centrale è il tema della bilateralità: «È uno dei pilastri del nostro contratto. Attraverso contributi condivisi si finanziano welfare, servizi e assistenza sanitaria integrativa. Ma non tutte le aziende applicano correttamente il sistema: serve più informazione. È un’opportunità per imprese e lavoratori, e va conosciuta». Unionmeccanica Confapi Padova avvierà un lavoro capillare di contatto diretto con le circa 400 aziende del territorio che applicano il contratto, per un totale di 10 mila lavoratori. «Vogliamo spiegare bene cosa significa applicarlo: opportunità, strumenti e responsabilità. È un lavoro quasi sartoriale, coerente con la nostra idea di rappresentanza. Il contratto deve essere uno strumento moderno, capace di accompagnare le PMI in un mercato che cambia rapidamente», conclude Valerio.

 

Nella foto Carlo Valerio