TONFO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN ITALIA MA PADOVA E IL VENETO SONO IN CONTROTENDENZA. CONFAPI: «LA FLESSIBILITÀ CI PREMIA, MA LA SITUAZIONE NON VA SOTTOVALUTATA»

TONFO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN ITALIA MA PADOVA E IL VENETO SONO IN CONTROTENDENZA. CONFAPI: «LA FLESSIBILITÀ CI PREMIA,  MA LA SITUAZIONE NON VA SOTTOVALUTATA»

Crollo nella produzione industriale a livello nazionale (-7,2%), ma il Veneto (+2,2%) e Padova (+2,3, secondo le stime di Fabbrica Padova) restano in territorio positivo, pur segnando una contrazione che potrebbe farsi più marcata nei prossimi mesi. Il presidente Carlo Valerio: «Pesano la crisi del modello tedesco e l’inflazione ingiustificata, che impatta sulla domanda e sul costo del denaro». A Padova prezzi aumentati dell’8% in un mese.

 

Un’ombra negativa sulle prospettive dell’economia italiana. L’hanno gettata i dati della produzione industriale relativi ad aprile, che segnano il peggior calo da quasi tre anni. La contrazione è stata dell’1,9% rispetto a marzo - ed è il quarto decremento consecutivo - e del 7,2% su base annua, la più marcata a partire da luglio 2020, quando la pandemia cominciò a far sentire pesantemente i suoi effetti anche sull’economia nazionale. L’andamento negativo è esteso a tutti i principali comparti, a partire dall’energia (-12,6% in un anno, ma questa è davvero una buona notizia!) e dai beni intermedi (-11%). In questo quadro generale, la situazione del Veneto è parzialmente in controtendenza, come attestano le elaborazioni di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, a partire dai dati di Istat e Veneto Congiuntura.

In Veneto nel primo trimestre del 2023 la produzione industriale ha registrato infatti una variazione congiunturale destagionalizzata positiva pari a +1,1%. Il confronto su base tendenziale in regione è pari al +2,2% rispetto al 2022, mentre il centro studi di Confapi stima un + 2,3% per la provincia di Padova: si rimane in territorio positivo, ma si resta ampiamente al di sotto rispetto al +4,5% della media del 2022. Va precisato che a livello locale le elaborazioni Istat si fermano a marzo, ma testimoniano comunque che l’andamento a livello regionale è diverso da quello generale dell’Italia, dove già nel terzo mese si era registrato un -3,2% rispetto all’anno precedente, ribadendo quel segno “meno” che, a livello nazionale, perdura da gennaio 2023.

«Non stupisce che le imprese venete reagiscano in modo diverso da quelle del resto della nazione, grazie alla flessibilità che ha sempre contraddistinto il nostro modello territoriale. Una struttura che non ha eguali in Italia e in Europa e che sta consentendo alle nostre aziende di “regolarsi” meglio di altre. Di sicuro a essere in crisi è il modello tedesco, che ha guidato l’economia europea negli ultimi tre decenni», commenta i dati il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «Quello della Germania è un modello che si basava sull’energia a basso costo, e quindi su accordi strategici con la Russia che oggi sono, per forza di cose, saltati a causa della guerra in Ucraina. Ed è chiaro che in un contesto economico e produttivo molto integrato questo rallentamento non va sottovalutato. In numerosi settori, tantissime aziende italiane, soprattutto al Nord, sono terziste, interagendo in prevalenze proprio con quelle tedesche. Insomma, a differenza di quanto accadeva alla fine del secolo scorso, la crisi del modello della Germania non può che avere effetti nefasti sulla produzione industriale italiana, con ricadute anche per il Veneto».

«C’è poi la questione diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, per l’alta inflazione che frena la domanda interna, ripercuotendosi sulla produzione industriale. Con la diminuzione dei costi delle materie energetiche ci si attendeva un calo dei prezzi generale, che non c’è stato: una distorsione esagerata e non giustificabile dopo il provvidenziale crollo dell’energia e di parte delle materie, dovuta in parte alla paura per i prossimi mesi, in parte alla speculazione», prosegue Valerio. A riguardo Fabbrica Padova, su base Istat, evidenzia che mese di aprile (l’ultimo “radiografato”), in Veneto l’indice medio dei prezzi è aumentato del 7,7% rispetto a marzo. Venezia risulta la provincia che ha li visti salire di più (+8,1%), seguita da Padova con un +8% e Verona con un +7,4%. «Tutti si aspettano una riduzione dei prezzi, e io sono convinto che ci sarà, ma in questa fase le imprese stanno aspettando che a fare la prima mossa siano gli altri. Certo, se permane un’inflazione alta c’è il rischio di una prosecuzione della stretta sul costo del denaro, che potrebbe impattare ulteriormente sulla nostra economia. E sono elementi, lo ribadisco, che impongono attenzione anche in un territorio come il nostro, che pure sta rispondendo meglio di altri».

Tornando ai dati relativi alla produzione industriale in Veneto, a livello settoriale le attività economiche più in salute rispetto ai primi tre mesi di un anno fa sono quelli delle macchine elettriche ed elettroniche (+9,4%) e di macchine e apparecchi meccanici (+7,5%). Permangono in zona positiva ma meno marcata i settori delle altre imprese manifatturiere (+2,6%), per effetto della risalita nel settore dei prodotti farmaceutici, dell’alimentare e delle bevande (+1,3%) e dei metalli e prodotti in metallo (+0,6%). Il calo più netto si riscontra nei comparti del tessile e abbigliamento (-3,3%) e del marmo, vetro e ceramica (-3%).