Scarbolo alla riscoperta del Pinot grigio

Scarbolo alla riscoperta del Pinot grigio

Un passaggio generazionale nel rispetto del territorio

 

Secondo i dati Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) diffusi a inizio anno, su un campione di oltre un centinaio di vini bianchi, spumanti e rossi italiani, le quotazioni all’ingrosso del Pinot grigio sono in crescita – in controtendenza ad esempio rispetto a quelle del Prosecco Doc, il cui prezzo per ettolitro nel 2023 è sceso del 13% rispetto all’anno precedente.

Mentre cresce quindi l’interesse per questa varietà, il Pinot grigio Salvadi 2020 di Scarbolo entra nella prestigiosa prima edizione della World’s best sommelier selection, una guida preparata da alcuni dei più bravi sommelier del mondo, che gode di molto credito nel panorama enologico e dell’alta cucina, tra cui gli italiani Matteo Bernardi de Le Calandre (Rubano), Jacopo Dosio di Piazza Duomo (Alba), Ivano Coppari di Uliassi (Senigallia).

Grandissima quindi la soddisfazione per la famiglia Scarbolo, dell’omonima azienda agricola di Lauzacco a Pavia di Udine. Racconta il capofamiglia Valter: “Le uve del Pinot grigio macerato Salvadi (“indomito”) provengono da un vigneto posto su terreni alluvionali di origine calcareo-dolomitica chiamato Codis. Si trova all’interno di un fortunato triangolo di terra unico nelle Grave per il suo forte carattere limoso. Codis ha un’età media delle viti di 16 anni ed è costituito da 3,3 ettari complessivi. Salvadi è maturato in barriques per 27 mesi e dopo un breve passaggio in acciaio ha riposato in bottiglia per sei mesi prima della commercializzazione.”

L’azienda è ora guidata dai figli di Valter e Maria Grazia, Lara e Mattia Scarbolo, che sono entrati gradualmente nelle dinamiche aziendali con le proprie idee e visioni, tra cui una molto chiara: ridurre il numero di referenze e valorizzare le varietà che più sentono affini, per non diluire il marchio in troppi prodotti. L’obiettivo è infatti produrre dei vini che siano sempre più identitari e riconoscibili, in simbiosi con la natura, il territorio e con il marchio Scarbolo. Non a caso il logo dell’Azienda Agricola Scarbolo è una ruota, simbolo di ciclicità e dell’andare sempre avanti, qualsiasi cosa succeda: perché fare i vignaioli non è semplice, si lavora 12 mesi per una sola vendemmia l’anno, e bisogna anche accettare l’imprevedibilità di Madre Natura e degli eventi atmosferici. Il clima instabile condiziona le scelte, rispetto a un tempo bisogna essere più flessibili.

Per Valter Scarbolo il passaggio generazionale ha significato non solo trasferire oneri e onori, ma anche saper accompagnare i figli con la propria esperienza, assecondando o frenando gli entusiasmi a seconda del caso: capire quando fare un passo di lato, rimanendo però un consigliere gentile e discreto.

Tra i nuovi obiettivi di Lara e Mattia Scarbolo, spicca la volontà di ridare valore e dignità alle Grave del Friuli, un territorio troppo spesso banalizzato, e che invece può essere unico dal punto di vista agronomico. Per valorizzare al meglio le sue caratteristiche hanno scelto di condurre i vigneti in regime biologico, affinché l’uomo debba intervenire il meno possibile e la vite possa trovare da sola tutte le risorse. In un certo senso la “rivoluzione” dei figli consiste nel dare continuità a quella che all’epoca era stata una scelta controcorrente del padre, ovvero dedicarsi alla zona delle Grave e al Pinot Grigio, con una missione di riscoperta e rivalorizzazione. Questo, infatti, è un vino che spesso viene bollato come cheap, da scaffale di supermercato. Per la famiglia Scarbolo è invece una varietà che ha molto da dire…soprattutto se chi lo produce lo fa con amore e nel rispetto della natura.