SANITÀ, TARIFFE LEA. CONFAPI SALUTE: PASSO AVANTI, MA SENZA BUDGET ADEGUATI NON SI RIDUCONO LISTE D'ATTESA

SANITÀ, TARIFFE LEA. CONFAPI SALUTE: PASSO AVANTI, MA SENZA BUDGET ADEGUATI NON SI RIDUCONO LISTE D'ATTESA

Presidente Tucci: il 5,8% non basta a garantire la sostenibilità delle prestazioni

Chiediamo un confronto tecnico prima dell'intesa Stato-Regioni e di porre l'attenzione sulla tutela dei piccoli e medi laboratori accreditati

“Nell’ambito dell’aggiornamento delle tariffe sulle prestazioni comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il nuovo schema sulle tariffe della specialistica ambulatoriale e dell'assistenza protesica rappresenta un passo avanti, ma dovrà dimostrare di garantire la sostenibilità delle strutture accreditate e una maggiore offerta di prestazioni ai cittadini”. Lo afferma Candida Tucci, Presidente nazionale di Confapi Salute, Università e Ricerca, commentando lo schema di decreto trasmesso dal Ministero della Salute alle Regioni sul quale dovrà essere acquisita l'intesa in Conferenza Stato-Regioni.

Il provvedimento aggiorna 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell'assistenza protesica, con un incremento medio delle tariffe del 5,8% e risorse aggiuntive pari a 210,7 milioni di euro annui, di cui 183,1 milioni destinati alla specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni all'assistenza protesica.

“Valutiamo positivamente l'incremento delle risorse e il tentativo di ricostruire le tariffe attraverso una nuova rilevazione dei costi, ma il dato medio del 5,8% non è sufficiente a dimostrare la sostenibilità di ogni singola prestazione. Occorre verificare analiticamente le nuove tariffe, considerando il costo del personale, i rinnovi contrattuali, l'energia, i dispositivi medici, gli investimenti tecnologici, la sicurezza e gli obblighi di accreditamento”.

Confapi Salute richiama inoltre l'attenzione sulla metodologia utilizzata per la diagnostica di laboratorio, che esclude dall'analisi dei costi le strutture con volumi inferiori a 200.000 prestazioni annue. “Le economie di scala non possono diventare uno strumento indiretto di selezione del mercato – evidenzia Tucci - I piccoli e medi laboratori accreditati garantiscono prossimità, continuità assistenziale e accessibilità, soprattutto nelle aree interne e nei territori periferici. Una tariffa nazionale non può essere costruita assumendo come unico modello sostenibile quello della grande concentrazione produttiva”.

Un altro punto decisivo riguarda il rapporto tra nuove tariffe e budget regionali. Determinante quindi sarà anche l'adeguamento dei budget regionali, poiché l'aumento delle tariffe non comporta automaticamente maggiori risorse per le strutture accreditate. “Se le tariffe aumentano ma i budget restano invariati – spiega la presidente di Confapi Salute -, le strutture potranno erogare un numero inferiore di prestazioni e raggiungeranno prima il tetto assegnato. In questo modo non si ridurranno le liste d'attesa e l'adeguamento resterà soltanto nominale”.

Per questo Confapi Salute chiede l'apertura di un confronto tecnico prima dell'intesa in Conferenza Stato-Regioni, l'accesso alla relazione metodologica e ai dati utilizzati per definire le nuove tariffe, una verifica analitica delle prestazioni, l'inclusione nell'analisi dei laboratori con meno di 200.000 prestazioni annue, l'adeguamento dei budget regionali alle nuove tariffe e al fabbisogno assistenziale, una revisione periodica basata sull'andamento dei costi e il monitoraggio degli effetti sulle PMI sanitarie, sull'occupazione e sulle liste d'attesa.

“La sanità privata accreditata non è un soggetto esterno al Servizio sanitario nazionale, ma una sua componente strutturale. Siamo pronti a mettere a disposizione il contributo tecnico delle imprese rappresentate. Il confronto deve iniziare prima della definizione del provvedimento, perché una tariffa inadeguata non danneggia soltanto le strutture: riduce l'offerta sanitaria e indebolisce il diritto dei cittadini a ricevere cure tempestive e di qualità” conclude Candida Tucci.